Il ruolo di orientamento strategico della Scuola nell’epoca delle “dimore fluide” e delle “identità migranti”


a cura di Melina Bianco
Dirigente USR Sicilia


(20 giugno 2019)

Il presente contributo intende sottolineare la centralità del ruolo della Scuola per il miglioramento del sistema di accoglienza e post-accoglienza dei/delle migranti, al fine di puntare ad un miglioramento complessivo della governance del fenomeno migratorio che non può, prioritariamente, non passare dalla governance dell’inclusione scolastica. In tale prospettiva, la riflessione sulle buone prassi realizzate con i minori stranieri non accompagnati (MSNA) all’interno dei Centri Provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA), assieme alla proposta di didattiche laboratoriali significative e di percorsi strategici evidenziano quanto incisivo ed efficace possa rivelarsi il ruolo della Scuola per la promozione di orientamento formativo e professionale, di competenze di cittadinanza attiva, responsabile e solidale, e per la prevenzione e il contenimento di fenomeni di disagio e di attrito sociale.

Presso i CPIA, nuovi luoghi educativi dell’ordinamento scolastico italiano, l’inclusione, a causa della particolarità dell’utenza, viene vissuta come “processo articolato e complesso” che persegue l’obiettivo più ambizioso, accanto a quello della mera accoglienza iniziale, del raggiungimento dell’autonomia personale e del benessere psico-sociale dei soggetti coinvolti.
Per far sì che questo avvenga, la congruenza tra saperi, abilità, traguardi di apprendimento, e la collaborazione sinergica tra attori diversi, interni ed esterni alla scuola, diventano aspetti imprescindibili, nella consapevolezza che la ricerca a tutti i costi di soluzioni preconfezionate, capaci di risolvere le diverse criticità in un’unica chiave interpretativa di lettura, sia una strada poco feconda da ricercare e seguire. L’apertura, piuttosto, verso differenti piste di riflessione multiculturale, frutto di intese comuni e di nuove forme di disponibilità comunicativa, può indirizzare verso l’elaborazione di un rinnovato progetto formativo transnazionale e transculturale di educazione. In tale ottica, i CPIA rappresentano nel nostro Paese una struttura educativa pubblica di rilevante impatto orientativo e formativo per gli studenti sia italiani che stranieri: oltre infatti ad erogare specifici percorsi di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana, i Centri Provinciali per l’istruzione degli adulti ricoprono un ruolo centrale nella questione delle politiche migratorie, laddove il certificato di conoscenza della lingua italiana di livello A2 del QCER, conferito in esito ai percorsi di formazione linguistica in essi incardinati, possiede validità ai fini del rilascio del permesso di soggiorno UE per i soggiornanti di lungo periodo.

Dall’entrata in vigore del Decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 2012, n. 263, Regolamento recante norme generali per la ridefinizione dell'assetto organizzativo didattico dei Centri d'istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, i CPIA, d’altro canto, vengono riconosciuti quali istituzioni scolastiche autonome, dotate di specifico assetto didattico e organizzativo, di una propria dotazione organica, di una propria dirigenza e segreteria, di propri organi collegiali e di un proprio bilancio.

Articolati in reti di servizio, di norma su base provinciale, con una sede amministrativa centrale e diverse sedi associate nella provincia quali punti di erogazione, i Centri d'istruzione per gli adulti svolgono le funzioni un tempo realizzate dai Centri Territoriali Permanenti (CTP) e dalle Istituzioni scolastiche sede di corsi serali.

Nella fattispecie, in termini di offerta formativa, i CPIA offrono servizi e attività per l’istruzione in età adulta e si rivolgono a cittadini italiani e stranieri di età superiore ai 16 anni e a giovani (italiani e stranieri) che hanno compiuto il 15° anno di età e che sono o minori stranieri non accompagnati (MSNA) o minori (italiani o stranieri) sottoposti a provvedimenti penali da parte dell’Autorità Giudiziaria.

Tenuto conto della particolare natura dell’utenza, dunque, queste Istituzioni scolastiche realizzano proposte pedagogiche particolarmente significative, strutturate per livelli di apprendimento e per periodi didattici, in stretto raccordo con il mondo del lavoro e delle professioni, d’intesa con gli Enti locali e con gli altri soggetti pubblici e privati, con particolare riferimento alle strutture accreditate dalle Regioni, per l’ampliamento dell’offerta formativa.

Gli iscritti, seguendo Percorsi di Studio Personalizzati (PSP), definiti nell’ambito di Patti Formativi individuali (PFI), frequentano moduli di apprendimento organizzati in gruppi laboratoriali, con setting d’aula dedicati all’interno dei quali, partendo da laboratori di narrazione autobiografica, realizzano la possibilità di riannodare i fili della propria esistenza, ri-narrando la migrazione e guardandosi indietro per reinventare se stessi e andare avanti.
Il prima citato DPR 263/12 e le successive Linee guida di cui al Decreto Interministeriale 12 marzo 2015 prevedono, del resto, che l’adulto possa fruire anche a distanza di una parte del percorso formativo, e stabiliscono che, a fronte di documentate necessità, la fruizione a distanza possa prevedere lo svolgimento di attività sincrone (conferenze on line) fra docente presente nelle sedi dei CPIA e gruppi di livello presenti nelle aule a distanza, denominate AGORA’.

Tutto ciò assume particolare importanza nella pianificazione e concreta realizzazione di precisi interventi di formazione anche all’interno delle istituzione carcerarie afferenti ai CPIA. In questi luoghi, l’attivazione di percorsi formativi, sia di primo che di secondo livello, si configura per i detenuti (italiani e stranieri) quale diritto alla ri-educazione, al re-inserimento sociale, culturale e lavorativo. Diventa occasione preziosa per rompere la monotonia della reclusione e per impegnarsi mentalmente in qualcosa che oltrepassi le sbarre. Diventa desiderio di migliorare il proprio livello culturale e quindi di conseguire un titolo di studio adeguato e spendibile al termine del periodo detentivo, per la ridefinizione di un proprio progetto di vita e per l’assunzione di nuove e ritrovate responsabilità, verso se stessi e la verso la società tutta.
Diventa, insomma, efficace antidoto contro il rischio di recidiva e dunque importante investimento per la sicurezza dell’intera collettività.
Da questo punto di vista, il ricorso non occasionale a modalità organizzative flessibili e a pratiche didattiche laboratoriali, capaci di privilegiare l’utilizzo di canali sensori differenti come i suoni, i ritmi, lo sport, la manualità, le immagini, il cinema, il teatro, se da un lato consente agli adulti frequentanti, lo sblocco di eventuali tensioni psicofisiche, dall’altro agevola l’apprendimento della nuova lingua in contesti reali, concreti e significativi. Non solo. Sulla scia di questa feconda indicazione, la Scuola concretamente attiva e realizza percorsi strategici di orientamento e di formazione anche professionale, per la diffusione della cultura d’impresa e dell’auto-imprenditorialità, passando dalla creazione di micro startup innovative, comprensive di azioni mirate di accompagnamento, per lo sviluppo di idee e progetti imprenditoriali, fino all’avvio di vere e proprie attività produttive sul territorio.
Tanto, nell’ottica di implementare la programmazione delle azioni orientate all’occupabilità delle persone con particolari vulnerabilità, doppie fragilità, e a forte rischio di esclusione.
Nell’epoca delle “dimore fluide” e delle “identità migranti”.